Nuovi approcci alla stima del Deflusso Minimo Vitale

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Il 15-16-17 Novembre 2012 si è tenuto a Torino il XIV Congresso Nazionale A.I.I.A.D (Associazione Italiana Ittiologi Acque Dolci), quest’anno dedicato al tema “Ittiologia come governance delle acque dolci italiane“.

Abbiamo partecipato al congresso presentando il lavoro “Habitat Time Series Analysis e calcolo su base biologica del deflusso minimo vitale” (Chiussi S., Bondavalli C. & Bodini A., 2011). Questo lavoro, realizzato nell’ambito di uno studio condotto per conto del Parco Regionale Fluviale del Taro (PR) e pubblicato dalla rivista Biologia Ambientale, tratta la controversa materia del Deflusso Minimo Vitale dei corsi d’acqua. Lo studio sul Fiume Taro è stato condotto applicando l’IFIM (Instream Flow Incremental Methodology), una metodologia che associa le funzionalità di due modelli: un modello idraulico, che valuta l’evoluzione dell’habitat fisico di un tratto di fiume in relazione alle variazioni di portata, e un modello biologico, che associa all’habitat un’informazione qualitativa relativa alla capacità di accoglienza di specie ittiche autoctone. L’applicazione di questa metodologia permette lo sviluppo di procedure standard non solo per la determinazione dei deflussi minimi ma anche per la loro modulazione temporale. Il limite è costituito dalla consistente mole di dati in input ma, tale limite, è superato dai nuovi approcci che si stanno diffondendo a livello internazionale (es. Mesohabsim).

A nostro parere l’applicazione di questo tipo di metodologie è funzionale agli obiettivi del Piano di Tutela delle Acque dell’Emilia Romagna, che stabilisce la necessità di individuare, entro il 31/12/2016, i fattori di correzione alla componente idrologica del DMV: tali fattori devono tenere in conto, ad esempio, di aspetti quali la morfologia dell’alveo, le caratteristiche di naturalità del corso d’acqua e la possibilità di modulare nel tempo i deflussi minimi.