cop23Si è tenuta dal 6 al 17 novembre a Bonn, in Germania, la ventitreesima Conferenza delle Parti ONU sul Cambiamento Climatico (UNFCC COP23). Quella che in origine avrebbe solo dovuto essere una riunione tecnica per delineare il processo di attuazione dell’Accordo di Parigi, ha acquistato un’imprevista connotazione politica a causa della decisione di Trump di ritirare gli USA dall’Accordo, ma anche perché le recenti catastrofi climatiche, come gli ultimi uragani nei Caraibi, hanno reso più agguerrito che mai il blocco formato da piccole nazioni insulari e paesi in via di sviluppo, ossia chi più di tutti sta pagando le conseguenze del cambiamento climatico. Proprio alle Isole Fiji, il più popoloso fra i piccoli stati insulari a rischiare addirittura la cancellazione dalle mappe a causa dell’innalzamento dei livelli oceanici, era stata affidata, con un evidente valore simbolico, la presidenza dell’evento.

Alla fine, come si temeva, COP23 non ha portato a particolari passi avanti a livello di contenuti, ma un cambiamento importante va comunque segnalato: la Conferenza si è infatti chiusa con una sostanziale vittoria dei paesi in via di sviluppo e delle ONG rispetto ai paesi industrializzati e ai grandi produttori di CO2.

Grazie anche al particolare ed inusuale approccio proposto dalla presidenza figiana alle negoziazioni, basata su un principio filosofico dei popoli del Pacifico del Sud chiamato “Talanoa” (un dialogo inclusivo e partecipativo, una condivisione di storie per costruire fiducia ed empatia reciproca), i paesi in via di sviluppo hanno ottenuto la revisione degli impegni nazionali volontari contro il cambiamento climatico già a maggio 2018, in modo da valutare le azioni intraprese ed eventualmente correggere il tiro ben prima del 2020, scadenza a cui puntavano USA e UE. Considerando scientificamente appurato che le soluzioni messe in atto finora non garantiranno l’obiettivo di contenere l’aumento della temperatura globale media sotto i 2° C, questa vittoria dei “piccoli” è sicuramente un forte segnale in favore di azioni e politiche più concrete che superino il prolungato stallo generale dello scacchiere internazionale.

Altro risultato importante riguarda il meccanismo “Loss and Damage”, ossia un fondo internazionale per il risarcimento dei danni causati dal cambiamento climatico, pensato nel 2013 alla COP19 di Varsavia ma mai entrato in funzione. A Bonn si è stabilito che questo fondo dovrà essere creato, e che dovrà essere autonomo ed aggiuntivo rispetto agli stanziamenti internazionali già previsti o effettuati da alcuni paesi per la salvaguardia del clima e dell’ambiente.

freedomtopollute2Ad uscire sconfitti da COP23 sono stati soprattutto gli USA di Trump, isolati politicamente e poco credibili nei contenuti proposti, tant’è che l’effettivo interlocutore statunitense a Bonn è stato il Governatore della California Jerry Brown, portavoce dell’alleanza “We’re still in” composta da Stati federati, sindaci, aziende, università e ONG che hanno deciso di portare avanti gli impegni di Parigi indipendentemente dalle decisioni della Casa Bianca.

L’Italia a Bonn si è mossa abbastanza bene: oltre a stringere accordi bilaterali di collaborazione con alcuni stati africani e dell’ex URSS per l’elaborazione dei relativi piani di adattamento al cambiamento climatico, il nostro paese ha aderito alla “Powering Past Coal Alliance”, un’iniziativa internazionale promossa da Canada e Regno Unito per lo stop alle centrali elettriche a carbone entro il 2030. L’impegno nazionale, portato avanti attraverso la Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile e la Strategia Energetica Nazionale, è, almeno sulla carta, quello di andare oltre gli impegni previsti a Parigi. Il ministro dell’Ambiente Galletti ha inoltre ufficializzato la candidatura di Milano come sede della COP26 del 2020.

Chiusa COP23, il processo di Talanoa continuerà per tutto il 2018 fino alla COP24, che sarà un momento fondamentale per delineare, soprattutto a livello economico, la road map definitiva per l’attuazione dell’Accordo di Parigi. Piccola nota: COP24 si terrà a Katowice, nel cuore di uno dei bacini carboniferi più importanti d’Europa, nonché nella regione con la peggiore qualità dell’aria in assoluto della UE, in quella Polonia che sta orientando le proprie politiche sempre più in divergenza con il resto del continente anche in materia ambientale…

Siti ufficiali sulla COP23:

https://cop23.com.fj/

https://cop23.unfccc.int/

Tutti i documenti e le dichiarazioni ufficiali di COP23:

http://unfccc.int/meetings/bonn_nov_2017/meeting/10084.php

NOTA: la foto riporta un’opera del 2002 dell’artista danese Jens Galschiøt, intitolata Freedom to Pollute (Libertà di inquinare): una replica alta 6 metri della Statua della Libertà di New York che emette fumo dalla sua torcia.